Chiudiamo il 2012 con i migliori auguri a tutti i lettori, ai visitatori, ai clienti, agli amici (ed ai nemici, siamo buoni noi...), ringraziamo tutti per essere passati al Grano e Sale, per aver mangiato con noi, oppure per aver ci dedicato qualche minuto qui, su questo Blog, che chiude anche il suo primo anno, e vi aspettiamo - se volete - per passare la Notte di san Silvestro da noi, in pizzeria!
A tutti auguriamo di cuore BUON ANNO NUOVO, e che il 2013 sia pieno di gioia, pace, salute e di sogni realizzati!
Immaginate ora di essere a New York, a Times Square, per la classica caduta della sfera che inaugura il 2013, ed allora cosa c'è di meglio che iniziare l'anno con un classico ?
Ecco la mia versione favorita di Auld Lang Syne, con la splendida Lea Michele....
Auguri da me, Chiara e tutti collaboratori di Grano e Sale e del blog.
domenica 30 dicembre 2012
venerdì 21 dicembre 2012
Scienza vs. tradizione: la fisica contro Babbo Natale
Dopo aver brevemente - e speriamo piacevolmente - illustrato nel post precedente la tradizione legata a San Nicola, e quindi le sue "trasformazioni" nel tempo e nel mondo, vorrei dedicare questo piccolo post pre-natalizio ad un altro aspetto, diciamo più leggero legato alla figura di Babbo Natale: il suo immane, eroico sforzo di combattere contro le leggi della fisica per fare felici tutti i bambini del mondo.
Lo spunto viene da una celebre - ed ormai datata - ricerca effettuata da un gruppo di allegri studenti di fisica, forse americani (ma qui la memoria - seppur recente - si è persa..) e sembra nata per scherzo, seppure con tutti i crismi della ricerca scientifica con il fact checking e le formule giuste insomma.
Molti di voi la conosceranno già, ma visto che "repetita juvant" in questo clima fresco natalizio pensavamo di trascorrere le poche ore che restano al 25 Dicembre con qualche sana risata.
PROVA SCIENTIFICA CIRCA L'IMPOSSIBILITA' DELL'ESISTENZA DI BABBO NATALE.
Nessuna specie conosciuta di renna può volare. Ci sono però 300.000 specie di organismi viventi ancora da classificare e, mentre la maggioranza di questi organismi è rappresentata da insetti e germi, questo non esclude completamente l'esistenza di renne volanti che solo Babbo Natale ha visto.
Ci sono due miliardi di bambini (sotto i 18 anni) al mondo. Dato però che Babbo Natale non tratta con bambini Musulmani, Hindu, Buddisti e Giudei, questo riduce il carico di lavoro al 15% del totale, cioè circa 378 milioni.
Con una media di 3,5 bambini per famiglia, si ha un totale di 98,1 milioni di locazioni. Si può presumere che ci sia almeno un bambino buono per famiglia.Babbo Natale ha 31 ore lavorative, grazie ai fusi orari e alla rotazione della terra, presumendo che viaggi da Est verso Ovest.
Questo porta ad un calcolo di 822,6 visite per secondo. Questo significa che, per ogni famiglia Cristiana con almeno un bambino buono, Babbo Natale ha circa un millesimo di secondo per:
Ipotizzando che ogni bambino riceva una scatola media di Lego (del peso di circa 1 Kg), la slitta porta circa 378.000 tonnellate, escludendo Babbo Natale (notoriamente sovrappeso).
Sulla terra, una renna può esercitare una forza di trazione di circa 150 Kg.Anche assumendo che una "renna volante" possa trainare 10 volte tanto, non è possibile muovere quella slitta con 8 o 9 renne, ne serviranno circa 214.000.Questo porta il peso, senza contare la slitta, a 575.620 tonnellate. Per comparazione, questo è circa 4 volte il peso della nave Queen Elizabeth II.
Sicuramente 575.620 tonnellate che viaggiano alla velocità di 1040 Km/sec generano un'enorme resistenza. Questa resistenza riscalderà le renne allo stesso modo di una astronave che rientra nell'atmosfera. Il paio di renne di testa assorbirà 14,3 quintilioni di Joule per secondo.
In breve si vaporizzerà quasi istantaneamente, esponendo il secondo paio di renne e creando assordanti onde d'urto (bang) soniche. L'intero team verrà vaporizzato entro 4,26 millesimi di secondo.
CONCLUSIONE: se Babbo Natale fosse mai esistito, ora sicuramente è morto!
E' un gioco, una burla, sia ben chiaro che NOI a Babbo Natale ci crediamo eh !!
Lo spunto viene da una celebre - ed ormai datata - ricerca effettuata da un gruppo di allegri studenti di fisica, forse americani (ma qui la memoria - seppur recente - si è persa..) e sembra nata per scherzo, seppure con tutti i crismi della ricerca scientifica con il fact checking e le formule giuste insomma.
Molti di voi la conosceranno già, ma visto che "repetita juvant" in questo clima fresco natalizio pensavamo di trascorrere le poche ore che restano al 25 Dicembre con qualche sana risata.
PROVA SCIENTIFICA CIRCA L'IMPOSSIBILITA' DELL'ESISTENZA DI BABBO NATALE.
Nessuna specie conosciuta di renna può volare. Ci sono però 300.000 specie di organismi viventi ancora da classificare e, mentre la maggioranza di questi organismi è rappresentata da insetti e germi, questo non esclude completamente l'esistenza di renne volanti che solo Babbo Natale ha visto.
Ci sono due miliardi di bambini (sotto i 18 anni) al mondo. Dato però che Babbo Natale non tratta con bambini Musulmani, Hindu, Buddisti e Giudei, questo riduce il carico di lavoro al 15% del totale, cioè circa 378 milioni.
Con una media di 3,5 bambini per famiglia, si ha un totale di 98,1 milioni di locazioni. Si può presumere che ci sia almeno un bambino buono per famiglia.Babbo Natale ha 31 ore lavorative, grazie ai fusi orari e alla rotazione della terra, presumendo che viaggi da Est verso Ovest.
Questo porta ad un calcolo di 822,6 visite per secondo. Questo significa che, per ogni famiglia Cristiana con almeno un bambino buono, Babbo Natale ha circa un millesimo di secondo per:
- trovare parcheggio (cosa questa semplice, dato che può parcheggiare sul tetto e non ha problemi di divieti di sosta);
- saltare giù dalla slitta;
- scendere dal camino;
- riempire le calze;
- distribuire il resto dei doni sotto l'albero di Natale;
- mangiare ciò che i bambini mettono a sua disposizione;
- risalire dal camino;
- saltare sulla slitta;
- decollare per la successiva destinazione.
Ipotizzando che ogni bambino riceva una scatola media di Lego (del peso di circa 1 Kg), la slitta porta circa 378.000 tonnellate, escludendo Babbo Natale (notoriamente sovrappeso).
Sulla terra, una renna può esercitare una forza di trazione di circa 150 Kg.Anche assumendo che una "renna volante" possa trainare 10 volte tanto, non è possibile muovere quella slitta con 8 o 9 renne, ne serviranno circa 214.000.Questo porta il peso, senza contare la slitta, a 575.620 tonnellate. Per comparazione, questo è circa 4 volte il peso della nave Queen Elizabeth II.
Sicuramente 575.620 tonnellate che viaggiano alla velocità di 1040 Km/sec generano un'enorme resistenza. Questa resistenza riscalderà le renne allo stesso modo di una astronave che rientra nell'atmosfera. Il paio di renne di testa assorbirà 14,3 quintilioni di Joule per secondo.
In breve si vaporizzerà quasi istantaneamente, esponendo il secondo paio di renne e creando assordanti onde d'urto (bang) soniche. L'intero team verrà vaporizzato entro 4,26 millesimi di secondo.
CONCLUSIONE: se Babbo Natale fosse mai esistito, ora sicuramente è morto!
E' un gioco, una burla, sia ben chiaro che NOI a Babbo Natale ci crediamo eh !!
BUONE FESTE ! ! !
giovedì 6 dicembre 2012
Da San Nicola a Santa Claus
Ovvero:
delle metamorfosi di Babbo Natale
Ma chi era
San Nicola? E come mai nel tempo è diventato Santa Claus, ovvero il nostro
Babbo Natale?
San Nicola, Vescovo di Myra visse nell'attuale Turchia del 3° secolo, ed è uno dei primi vescovi
cristiani ufficiali eletti dopo l'editto di Costantino.
Dopo la
morte parte delle sue spoglie furono portate a Bari (da cui l’appellativo San Nicola di
Bari) e la venerazione popolare presto lo accostò al mondo infantile, questo perché del
Santo veniva ricordato un miracolo in cui si fece benefattore di alcune ragazze
nubili in difficoltà economica, che rischiavano di essere vendute dal padre come schiave.
Nicola raccolse del denaro e lo lasciò proprio fuori dalla
porta, ma poi in alcune rappresentazioni medievali i suoi doni saranno lasciati all'interno di scarpe
nuove per le ragazze, scarpe che con il passare del tempo si trasformeranno in
calze, proprio come quelle che si appendono al camino!
Da Bari,
attraverso il porto ed i collegamenti marittimi col Nord Europa, il santo
lentamente viene venerato anche come protettore dei marinai: le prue delle
navi occidentali spesso sono intarsiate con la sua effige in abiti vescovili e barba lunga.
In quasi
ogni città portuale, anche dove c'è solo un porto fluviale, nascono chiese
dedicate a San Nicola (persino a Berlino, c'è il quartiere di san Nicola, uno
dei più antichi della città sulla Sprea), ed i marinai cominciano ad esportare
effigi del santo anche oltre oceano.
La sua
iconografia è semplice: magro, con la mitra (nel senso di cappello e non
arma..) e bastone pastorale, l'abito è bianco e rosso, ma il rosso è ancora
sporadico.
In Europa,
soprattutto nel Nord, il santo continua ad essere invece associato ai bambini
ed alla distribuzione di doni, soprattutto ai bambini buoni, e col tempo gli
viene associato anche un losco aiutante, che in Germania chiamano Ruprecht, a metà strada tra un Troll ed
un diavolo (retaggio pagano) che invece deve spaventare i bambini cattivi!
La figura si
associa quindi al 35 Dicembre solo "occasionalmente", visto che il 6 Dicembre è
l'inizio dei festeggiamenti dell'avvento cristiano, ma di lì a farne un vero e
proprio distributore di dolci passeranno anni, anzi secoli..
Marinai
olandesi ed inglesi nel frattempo hanno esportato la figura anche in America,
con il nome di Sankt Nikolaus, nome ostico per gli americani (era già successo
con le polpettine di carne amburghesi, Hamburger
Klopse che i locali ribattezzarono
velocemente hamburger..) e quindi
tendono a chiamarlo solo Saint Claus, poi - per una strana evoluzione - Santa
Claus.
La figura è
però ancora marginale, finchè - all'inizio del 20° secolo - l'aspetto moderno
di Santa Claus assume la forma definitiva grazie ad una sua raffigurazione
contenuta nella pubblicazione della poesia "Una visita di San
Nicola", ora più nota con il titolo La notte di Natale (The Night Before
Christmas), avvenuta sul giornale Sentinel nel 1823.
Santa Claus
vi viene descritto come un signore un po' tarchiato con otto renne, che vengono
nominate (per la prima volta in questa versione) con i nomi di Dasher, Dancer,
Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder e Blitzen.
Le immagini
di Santa Claus si sono ulteriormente fissate nell'immaginario collettivo grazie
al suo uso nelle pubblicità natalizie della Coca Cola. La popolarità di tale
immagine ha fatto sì che si diffondessero varie leggende urbane che
attribuivano alla Coca-Cola l'invenzione stessa di Santa Claus.
È, vero che
l'immagine della Coca-Cola e quella di Santa Claus sono sempre state molto
vicine, poiché - pur non inventandolo - viene comunemente rappresentato con i
colori bianco e rosso: originariamente il vestito di Santa Klaus era infatti di
colore verde, ma fu proprio con il marchio Coca Cola ad assumere gli odierni
colori, come una lattina di Coca Cola!
Ecco quindi
che il vecchio vescovo turco, magro e quasi ascetico, torna in Europa (dopo la
seconda guerra mondiale) quale paffutello vecchietto di rosso vestito !
giovedì 29 novembre 2012
I sapori contadini in Umbria
Nella settimana che va dal 27 Novembre al 7 dicembre Grano e Sale si trasforma per qualche giorno in una vera e propria "aia" contadina, con la prima edizione della Festa di campagna. Ogni sera il menù propone infatti sapori, profumi, suggestioni (e persino giochi) legati alla nostra tradizione contadina, con tanto di gara della "pesa ad occhio" del prosciutto, come nelle migliori tradizioni delle feste rurali.
La festa di Grano e Sale ci da' l'occasione di fare un breve excursus su alcuni punti forti della tradizione culinaria (ed alimentare in genere) del nostro territorio, quello Narnese . nello specifico - che si inserisce nella più vasta tradizione Umbro-sabina.
L'Italia centrale è sempre stata una sorta di "cerniera" culturale tra il nord longobardo ed il sud latino-mediterraneo, un territorio che ha assorbito usi alimentari da entrambe le zone, mescolandoli a modo suo, creando un ibrido culinario che nei secoli ha rappresentato la sua vera identità culturale-alimentare.
Gli storici dell'alimentazione (tra cui massimo Montanari) amano parlare di linee alimentari che sin dall'antichità hanno caratterizzato la penisola: al nord la linea maiale-burro (o lardo) - cereali, a sud quella grano-ulivo-vite, rifacendosi alle coltivazioni ed agli alimenti più in voga sin dall'alto medioevo-
Il nord "longobardo" (e precedentemente celtico) si caratterizza per la cacciagione, l'allevamento del maiale, l'essiccazione delle carni, e l'uso smoderato di grassi animali per il condimento delle vivande, tra cui il lardo (e successivamente il burro) la fanno da padroni.
La bassa incidenza iniziale della vite (poi impiantata dai romani..) porta ad usare vari cereali per preparare bevande alcoliche simili alla birra - come già spiegato in questo post di qualche tempo fa' - di cui i sovrani romano-barbari vanno pazzi.
La supremazia del maiale tra le carni è testimoniata dall'importanza che i Longobardi davano all'allevamento suino in Italia, con tanto di "ufficiali" addetti al loro mantenimento in Umbria e Toscana (l'arciporcaro), ed infatti molto frequenti sono i toponimi legati alla loro presenza anche nel nostro territorio: Borgaria ad esempio, o Portaria (presso terni), sono entrambi etimi "ingentiliti" da Porcaria.
La tradizione è molto antica; frequenti sono infatti le raffigurazioni dei maiali (o cinghiali) nelle tombe delle popolazioni Umbre, ed il ritrovamento di bronzetti votivi nella necropoli di Pentima, accanto a figure umane, ne è testimone.
In Umbria si sviluppa quindi la lavorazione della carne di maiale, Norcia diventa la "capitale" dell'arte che proprio da questa città prenderà il nome, la norcineria appunto.
I salumi umbri sono sin dal medioevo sinonimo di qualità, la carne di maiale si cucina, si sala per la conservazione, si trasforma, si include in ogni pietanza, e viene consumata in quasi tutte le stagioni, sebbene la tradizionale "spaccatura del maiale" avvenga proprio all'inizio dell'inverno, a dicembre, quando le famiglie si riuniscono nel casolare per preparare la carne, salarla, trasformarla in salsicce, prosciutti ecc, un'operazione che dalle nostre parti avviene ancora oggi, nel solco di una tradizione conviviale - contadina secolare.
L'Umbria però - dicevamo - è una cerniera tra nord e sud, e la vasta presenza di ulivi (con tutta la valenza simbolica di questa pianta, basti pensare a san Francesco..) sulle nostre colline determina da sempre il secondo grande "segno" culinario: l'olio d'oliva.
E' singolare che nei trattati di cucina medievali umbri il condimento a base di sale e lardo (anche per la conservazione della carne) venga spesso accostato all'uso dell'olio appunto, una convivenza pacifica tra i due Principi della tavola contadina, che qui non sembrano "bisticciare" per la supremazia come avveniva altrove in Italia.
L'olio ed il grano quindi, e conseguentemente l'altra grande invenzione della cucina contadina: le zuppe di pane ed olio e - soprattutto - la bruschetta, l'alfa e l'omega dell'alimentazione popolare da sempre, la koinè alimentare dell'Italia centrale, la perfetta coniugazione dei 2 elementi mediterranei presenti in queste terre: l'olio ed il pane.
La bruschetta - così come la pizza - è la base, il minimo indispensabile, il primo contatto del pane (quello umbro senza sale è il migliore allo scopo...) con l'olio nel frantoio, dopo la scottatura nel forno, con la semplice aggiunta di un pizzico di sale e pochissimo aglio, ma questa è solo la sua condizione "basic", sicuramente la più genuina, originale. Poi però arriva il resto: i pomodorini, i formaggi, addirittura la nobilitazione del povero pasto con il tartufo o i vari patè ecc...
La bruschetta è democratica, non ammette alto o basso, è nobile e popolare al tempo stesso, secondo i gusti!
Ecco quindi che la Festa di Campagna di Grano e Sale non è solo una ghiotta occasione conviviale, bensì un ennesimo passo nel solco di questa nostra tradizione secolare, verso la soddisfazione del palato e - perchè no? - dell'anima.
La festa di Grano e Sale ci da' l'occasione di fare un breve excursus su alcuni punti forti della tradizione culinaria (ed alimentare in genere) del nostro territorio, quello Narnese . nello specifico - che si inserisce nella più vasta tradizione Umbro-sabina.
L'Italia centrale è sempre stata una sorta di "cerniera" culturale tra il nord longobardo ed il sud latino-mediterraneo, un territorio che ha assorbito usi alimentari da entrambe le zone, mescolandoli a modo suo, creando un ibrido culinario che nei secoli ha rappresentato la sua vera identità culturale-alimentare.
Gli storici dell'alimentazione (tra cui massimo Montanari) amano parlare di linee alimentari che sin dall'antichità hanno caratterizzato la penisola: al nord la linea maiale-burro (o lardo) - cereali, a sud quella grano-ulivo-vite, rifacendosi alle coltivazioni ed agli alimenti più in voga sin dall'alto medioevo-
Il nord "longobardo" (e precedentemente celtico) si caratterizza per la cacciagione, l'allevamento del maiale, l'essiccazione delle carni, e l'uso smoderato di grassi animali per il condimento delle vivande, tra cui il lardo (e successivamente il burro) la fanno da padroni.
La bassa incidenza iniziale della vite (poi impiantata dai romani..) porta ad usare vari cereali per preparare bevande alcoliche simili alla birra - come già spiegato in questo post di qualche tempo fa' - di cui i sovrani romano-barbari vanno pazzi.
La supremazia del maiale tra le carni è testimoniata dall'importanza che i Longobardi davano all'allevamento suino in Italia, con tanto di "ufficiali" addetti al loro mantenimento in Umbria e Toscana (l'arciporcaro), ed infatti molto frequenti sono i toponimi legati alla loro presenza anche nel nostro territorio: Borgaria ad esempio, o Portaria (presso terni), sono entrambi etimi "ingentiliti" da Porcaria.
La tradizione è molto antica; frequenti sono infatti le raffigurazioni dei maiali (o cinghiali) nelle tombe delle popolazioni Umbre, ed il ritrovamento di bronzetti votivi nella necropoli di Pentima, accanto a figure umane, ne è testimone.
In Umbria si sviluppa quindi la lavorazione della carne di maiale, Norcia diventa la "capitale" dell'arte che proprio da questa città prenderà il nome, la norcineria appunto.
I salumi umbri sono sin dal medioevo sinonimo di qualità, la carne di maiale si cucina, si sala per la conservazione, si trasforma, si include in ogni pietanza, e viene consumata in quasi tutte le stagioni, sebbene la tradizionale "spaccatura del maiale" avvenga proprio all'inizio dell'inverno, a dicembre, quando le famiglie si riuniscono nel casolare per preparare la carne, salarla, trasformarla in salsicce, prosciutti ecc, un'operazione che dalle nostre parti avviene ancora oggi, nel solco di una tradizione conviviale - contadina secolare.
L'Umbria però - dicevamo - è una cerniera tra nord e sud, e la vasta presenza di ulivi (con tutta la valenza simbolica di questa pianta, basti pensare a san Francesco..) sulle nostre colline determina da sempre il secondo grande "segno" culinario: l'olio d'oliva.
E' singolare che nei trattati di cucina medievali umbri il condimento a base di sale e lardo (anche per la conservazione della carne) venga spesso accostato all'uso dell'olio appunto, una convivenza pacifica tra i due Principi della tavola contadina, che qui non sembrano "bisticciare" per la supremazia come avveniva altrove in Italia.
L'olio ed il grano quindi, e conseguentemente l'altra grande invenzione della cucina contadina: le zuppe di pane ed olio e - soprattutto - la bruschetta, l'alfa e l'omega dell'alimentazione popolare da sempre, la koinè alimentare dell'Italia centrale, la perfetta coniugazione dei 2 elementi mediterranei presenti in queste terre: l'olio ed il pane.
La bruschetta - così come la pizza - è la base, il minimo indispensabile, il primo contatto del pane (quello umbro senza sale è il migliore allo scopo...) con l'olio nel frantoio, dopo la scottatura nel forno, con la semplice aggiunta di un pizzico di sale e pochissimo aglio, ma questa è solo la sua condizione "basic", sicuramente la più genuina, originale. Poi però arriva il resto: i pomodorini, i formaggi, addirittura la nobilitazione del povero pasto con il tartufo o i vari patè ecc...
La bruschetta è democratica, non ammette alto o basso, è nobile e popolare al tempo stesso, secondo i gusti!
Ecco quindi che la Festa di Campagna di Grano e Sale non è solo una ghiotta occasione conviviale, bensì un ennesimo passo nel solco di questa nostra tradizione secolare, verso la soddisfazione del palato e - perchè no? - dell'anima.
lunedì 19 novembre 2012
L'italiano che si parla (e si mangia) a Brooklyn
Ricordate il post dedicato alla cucina italiana negli States? In quell'occasione avemmo modo di chiarire qualche dubbio riguardo alla "percezione" della tradizione italiana negli USA, alla ricerca delle "deviazioni" culinarie che la nostra cara cucina ha subito nei secoli da quelle parti, ed oggi vogliamo fornirvi un esempio molto caratterizzante di questa italianità a stelle e strisce, avvalendoci di parole e musica.
Partiamo da un film: una delle opere "cult" di Woody Allen è senza dubbio "Broadway Danny Rose", del 1984, opera in cui proprio un ristorante, il Carnegie Delicatessen Restaurant di New York, gioca un ruolo chiave: qui infatti si incontrano i personaggi che ricorderanno le gesta "eroiche" del semi-fallito talent scout Danny Rose, con tenerezza ed allegria, e che rappresentano un po' il coro di questa commedia umana dello show business di New York.
I personaggi mangiano italiano, molti di loro sono di origine italiana, altri invece ebrei (come il protagonista ed Allen stesso d'altronde, regista che deve molto all'umorismo Yiddisch di Graucho Marx..) e comunque tutti orgogliosamente Newyorchesi che amano la cucina italiana sopra ogni cosa.
La colonna sonora della loro chiacchierata iniziale è una canzone di un curioso crooner italo-americano, tale Nick Apollo Forte, che canterà lo stesso pezzo anche durante un pranzo di cerimonia - come si addice alla tradizione dei matrimoni italo-americani - più avanti nel film.
La canzone in questione si chiama "Agita" e la lingua usata è un curiosissimo mix di italiano ed inglese nella pura tradizione di Brooklyn, un testo che vale la pena trascrivere qui:
Partiamo da un film: una delle opere "cult" di Woody Allen è senza dubbio "Broadway Danny Rose", del 1984, opera in cui proprio un ristorante, il Carnegie Delicatessen Restaurant di New York, gioca un ruolo chiave: qui infatti si incontrano i personaggi che ricorderanno le gesta "eroiche" del semi-fallito talent scout Danny Rose, con tenerezza ed allegria, e che rappresentano un po' il coro di questa commedia umana dello show business di New York.
I personaggi mangiano italiano, molti di loro sono di origine italiana, altri invece ebrei (come il protagonista ed Allen stesso d'altronde, regista che deve molto all'umorismo Yiddisch di Graucho Marx..) e comunque tutti orgogliosamente Newyorchesi che amano la cucina italiana sopra ogni cosa.
La colonna sonora della loro chiacchierata iniziale è una canzone di un curioso crooner italo-americano, tale Nick Apollo Forte, che canterà lo stesso pezzo anche durante un pranzo di cerimonia - come si addice alla tradizione dei matrimoni italo-americani - più avanti nel film.
La canzone in questione si chiama "Agita" e la lingua usata è un curiosissimo mix di italiano ed inglese nella pura tradizione di Brooklyn, un testo che vale la pena trascrivere qui:
“Agita“
(by Nick Apollo Forte)
Una two!
Agita
My cumpà in the panzo
When I eat, he gets a treat
Like a canzò
He enjoys every meal
Every bite that I steal
Agita
My cumpà in
the panzò
Za da da da
da|boom cha boom cha
Some people like their pizza, some
people like-a suffrite
And others like hot pepper on
everything they eat
You’ll hunger with a vuole to taste
that baccalà
Then all at once you think, ”Will I
answer to cumbà?”
Ba ba ba ba
bum|cha cha dum
My lovely, lovely woman, I hate to
see her cry
But when I start to mangia, I get
the evil eye
My vuole’s getting stronger
Ah, the hell with my cumpà
Then I get it from my woman, che te pozzeno schiattà
Agita
My cumpà in the panzo
When I eat, he gets a treat
Like a canzoò
He enjoys every meal
Every bite that I steal
Agita
My cumpà in the panzò....
Nel testo si nota una radice dialettale imprecisa, come spesso avviene per la percezione degli americani dei nostri dialetti (in una serie famosa, i Griffin, il parlare/gesticolare imitando l'italiano è ritenuto sufficiente per farsi capire...) e parole tipo "cumpà" e "panzo", ma anche termini gastronomici come pizza, suffritte e baccalà e persino una parolaccia (non percepita tale però dagli americani) come "Che te pozzeno schiattà" !
Insomma: l'immaginario culinario italiano negli USA si è a lungo nutrito anche di queste commistioni tra italiano ed inglese, e la musica, il cinema e persino la TV fanno la loro parte per tramandare una sorta di "affettuoso pregiudizio" sulla vera natura dell'italianità.
domenica 11 novembre 2012
San Martino: tradizioni e folklore nel tempo
L'11 Novembre è tradizionalmente dedicato a San Martino, ed a questo giorno - così come al Santo - sono
legati proverbi e tradizioni spesso legate
alla stagionalità...
E' infatti noto come -anche dalle nostre parti, in Umbria - questo giorno sia dedicato all'assaggio del primo vino novello dell'anno, accompagnato dalla degustazione delle tipiche caldarroste, e spesso per questa occasione si organizzano sagre e feste della castagna e del vino novello un po' in tutta l'Italia centrale.
San Martino è un Santo popolare sin dal medioevo, e molte tradizioni, modi di dire e comportamenti "rituali" sono ancora legati al suo nome: i primi giorni di Novembre da sempre rappresentano una porta dell'inverno, soprattutto nel mondo contadino, e quindi subito dopo la Notte di Halloween, il mondo rurale si appresta a vivere il suo inverno.
E' infatti noto come -anche dalle nostre parti, in Umbria - questo giorno sia dedicato all'assaggio del primo vino novello dell'anno, accompagnato dalla degustazione delle tipiche caldarroste, e spesso per questa occasione si organizzano sagre e feste della castagna e del vino novello un po' in tutta l'Italia centrale.
San Martino è un Santo popolare sin dal medioevo, e molte tradizioni, modi di dire e comportamenti "rituali" sono ancora legati al suo nome: i primi giorni di Novembre da sempre rappresentano una porta dell'inverno, soprattutto nel mondo contadino, e quindi subito dopo la Notte di Halloween, il mondo rurale si appresta a vivere il suo inverno.
Ecco un breve elenco delle tradizioni più curiose:
L'estate di San Martino: è il nome con cui viene indicato il periodo autunnale in cui, dopo le prime gelate, si verificano
condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore. Il nome Estate di San Martino è condiviso con le culture ispaniche, mentre nei paesi
anglosassoni questo periodo viene chiamato Indian Summer (Estate indiana)
Fare San Martino: è un modo di dire diffuso soprattutto al
Nord, nella pianura padana ad esempio, e significa traslocare o trasferirsi, ma
anche, in senso più ampio, cambiare luogo di lavoro.
L'origine di questa frase fatta risale ad alcuni secoli fa ed aveva un riscontro pratico in un periodo in cui gran parte della popolazione attiva della pianura era occupata da
contadini.
L'anno lavorativo dei contadini terminava a inizio novembre
e, nel caso in cui il padrone (proprietario dei campi e della cascina) non avesse
rinnovato il contratto con il bracciante per un altro anno, questo era costretto
a trovarsi un nuovo impiego altrove, presso un'altra cascina. In tal caso
doveva abbandonare la casa (anch'essa di proprietà del padrone) e trasferirsi
nella nuova dimora, con tutta la famiglia al seguito. La data scelta per il
trasloco era quasi sempre l'11 novembre, per tradizione e per ragioni
climatiche (appunto grazie all'estate di cui sopra..).
San Martino è la festa dei cornuti: anche in questo caso la
tradizione è legata al mondo rurale. In questo periodo infatti, dopo la
copertura dei campi, in attesa dell'inverno, si tenevano tradizionalmente le
fiere ed i mercati del bestiame (traccia se ne conserva con la fiera dei
cavalli a Verona in questo periodo, ad esempio...), per cui mentre i mariti
andavano in fiera a vedere e saggiare animali cornuti (buoi e tori..) a casa le
mogli erano libere di cornificare i consorti.
N.B. il famoso proverbio: "Per un punto Martin perse la
Cappa" non ha nulla a che vedere col Santo di Tours! Molti infatti legano erroneamente il mantello (la cappa) del famoso miracolo ad un'altra tradizione, dove si narra di un frate di nome Martino che aveva scritto sulla porta d'ingresso di un monastero una frase nella quale
c'era un punto collocato fuori posto, capovolgendone completamente il
senso.
La frase incriminata avrebbe dovuto essere trascritta così: Porta patens esto. Nulli
claudatur honesto (La porta sia aperta. A nessuna persona per bene sia chiusa).
Quella errata suonava invece in questo modo: Porta patens esto nulli. Claudatur
honesto (la porta non sia aperta a nessuno. Sia chiusa alle persone dabbene).
Per l'errore commesso, Martino perse la cappa, cioè il
priorato. La stessa frase 'Per un punto Martin perse la cappa' viene citata
oggi per indicare la perdita, per una disattenzione, di qualcosa importante
desiderata.
giovedì 1 novembre 2012
Un pezzetto di Baviera in Umbria (foto album)
Ora che il mese di Ottobre è finito, lasciando lo spazio a Novembre, anche la nostra Oktoberfest è giunta al termine, ma c'ha lasciato il retrogusto dell'ottima Paulaner, tanta allegria e molte "good vibrations", che la nostra Chiara ha diligentemente immortalato in queste foto:
Le nostre Kellnerinnen alla mescita
Massimo il Bavarese in Lederhosen !
Strani Bavaresi con improbabili cappelli...
Prosit !
Vere bionde pseudo Bavaresi !
L'allegria della Paulaner
Mahlzeit ! ( buon appetito )
Quando il gioco si fa duro....
Grano e Sale trasformata in una Brauhaus
Il borsellino perfetto !
Probabilmente un montanaro delle Alpi bavaresi..
Ed infine la nostra fotografa e collaboratrice in perfetto outfit bavarese: Chiara !!
Auf wiedesehen ed alla prossima !
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