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venerdì 29 novembre 2013

La leggenda dell'albero di Natale

Il periodo dell’Avvento bussa alle porte, ed allora è tempo per una bella storia natalizia, una di quelle che piacciono tanto ai bambini (ed agli adulti), da leggere insieme, volendo.



Il primissimo albero di Natale

Babbo Natale stava attraversando il bosco. Era di cattivo umore. Il suo cagnolino bianco, che di solito gli correva davanti con gioia, se n'accorse e s'insinuò dietro il suo padrone con la coda tra le gambe. Non provava più soddisfazione nel suo lavoro. Tutti gli anni era la stessa storia. Non c'era più entusiasmo. Giocattoli, cibi, alla lunga non servivano più. I bambini si divertivano certamente, ma lui voleva che urlassero, esultassero, e cantassero, ma ormai lo facevano sempre più di rado.

Babbo Natale si era lambiccato il cervello tutto il mese di dicembre per escogitare qualcosa che riportasse la vera gioia natalizia nel mondo dei bambini, una gioia a cui prendessero parte anche gli adulti. Ma niente.
Così procedeva faticosamente dentro la foresta innevata, fino a quando non giunse ad un incrocio. Lì aveva un appuntamento con Gesù Bambino, con il quale si consigliava sempre sulla distribuzione dei doni. Già da lontano vide che Gesù Bambino era già arrivato, perché in quel punto c'era un chiarore luminoso.

Il Bambin Gesù indossava un abitino bianco di pelliccia e il suo volto era tutto un sorriso: "Come va, vecchio mio?", chiese Gesù bambino. "Hai la luna storta?" Allora se lo prese a braccetto e andò via con lui. Dietro di loro trotterellava il cagnolino, ma non sembrava più triste e la coda ora era alzata, baldanzosa.
"Sì", disse Babbo Natale, " non mi diverto più. Che sia colpa dell'età o d'altro, non lo so. Il fatto è che dopo i dolcetti, le mele e le nocciole, è finito tutto. Finiscono di mangiarle e la festa è finita. Bisognerebbe trovare qualcosa di nuovo."Gesù Bambino fece un cenno di approvazione con la testa ed assunse un'espressione pensierosa; poi disse: "Hai ragione, vecchio mio, ci ho pensato anch’io, ma non è così facile." "E' proprio questo" brontolò Babbo Natale, "sono ormai troppo vecchio e troppo sciocco. Mi è già venuto un bel mal di testa a forza di pensarci, ma non mi viene in mente proprio niente di divertente".

Pensierosi, andarono entrambi attraverso il bosco bianco, Babbo Natale con il volto burbero e Gesù Bambino meditabondo. Nella foresta tutto era silenzioso, non si muoveva niente, soltanto quando la civetta si sedeva sopra un ramo, cadeva, con un rumore sommesso, un pezzetto di quella specie di decorazione che forma la neve appena caduta. La luna splendeva chiara e luminosa, tutte le stelle luccicavano, la neve pareva argento e gli abeti stavano lì, neri e bianchi, era proprio uno splendore.

Un abete alto cinque piedi che stava da solo in primo piano appariva particolarmente incantevole. Era ben proporzionato, su ogni ramo c'era una striatura di neve, sulle punte dei rami dei piccoli ghiaccioli, e così scintillava e luccicava al chiaro di luna. Gesù Bambino lasciò andare il braccio di Babbo Natale e diede un piccolo colpo al vecchietto in segno d'intesa, indicò l'abete e disse: "Non è semplicemente meraviglioso?" "Sì", disse il vecchietto, "ma questo a cosa mi serve?". "Tira fuori un paio di mele", disse il Bambin Gesù, "mi è venuta un'idea."Babbo Natale fece una faccia stupita perché non riusciva a immaginare come a Gesù Bambino fosse venuto voglia di mangiare delle mele ghiacciate con quel freddo.

Staccò la sua cinghia, adagiò il suo enorme sacco nella neve, frugò dentro e allungò un paio di belle mele."Adesso tagliami qualche cordicella in due pezzi lunghi un dito e fammi dei piccoli paletti", disse Gesù Bambino. Al vecchietto tutto questo parve un po' buffo, ma non disse nulla e fece quello che gli aveva detto Gesù Bambino. Quando ebbe preparato le cordicelle e i paletti, Gesù Bambino prese una mela, gl'infilò dentro un paletto, legò attorno il filo e lo appese ad un ramo.

"Così", disse, "ed ora tocca agli altri e tu mi puoi aiutare, ma fa attenzione, che non cada giù neppure un fiocco di neve!" Il vecchietto lo aiutò, sebbene non sapesse perché, ma la cosa lo divertiva e non appena l'intero alberello fu carico di belle mele rosse, si allontanò cinque passi, si mise a ridere e disse: "Guarda, quanto è grazioso! Ma che senso ha tutto ciò?". "C'è proprio bisogno che tutto abbia uno scopo?" rise Gesù Bambino. "Stai attento, che lo faccio ancora più bello. Adesso dammi anche le nocciole!"

Il vecchietto fece scivolare fuori del suo sacco delle noci e le diede a Gesù Bambino. Infilò in ognuna un bastoncino, ci attaccò un filo e l'appese tra le mele. "Cosa ne dici adesso, vecchio mio?" domandò, "non è la cosa più bella del mondo?". "Si", disse, "ma non so ancora..." "Vieni dai!" rise Gesù Bambino. "Hai delle luci?".Ora, l'alberello stava lì sulla neve, dai suoi rami innevati facevano bella mostra di sé le mele rubiconde, le nocciole d'oro e d'argento brillavano e luccicavano, e le candele di cera gialle ardevano festosamente. Con il suo viso bianco e roseo Gesù Bambino era tutto sorridente e batteva le mani, il vecchio Babbo Natale non sembrava più così di cattivo umore e il cagnolino saltava di qua e di là e abbaiava. Quando le luci ebbero finito un poco di bruciare, Gesù Bambino agitò le sue ali d'oro e d'argento e le luci si spensero. Disse a Babbo Natale di segare l'alberello con cura.

Poi scesero entrambi dalla montagna portandosi dietro l'alberello variopinto. Quando arrivarono al paese tutti dormivano. Si fermarono alla casa più piccola. Gesù Bambino aprì la porta piano piano ed entrò; Babbo Natale gli venne dietro. Nella stanza c'era uno sgabello a tre gambe. Lo misero sul tavolo e c'infilarono l'albero. Babbo Natale pose sotto l'albero ancora tante belle cose, giocattoli, dolci, mele e nocciole, e poi tutti e due lasciarono la casa in punta dei piedi, come erano entrati. Quando l'uomo a cui apparteneva la casetta, la mattina seguente, si svegliò e vide l'albero variopinto, rimase stupito e non sapeva che cosa dire.

Accese le luci dell'alberello e svegliò la moglie e i bambini. C'era una tale atmosfera di gioia nella casa come non c'era stata mai durante i Natali passati. Nessun bambino badava ai giocattoli, ai dolci, e alle mele, tutti guardavano solamente l'albero con le luci. Si presero per mano, ballarono intorno all'albero e cantarono tutti le canzoni di Natale che sapevano.



Quando fu giorno pieno vennero gli amici e i parenti del minatore, guardarono l'alberello, si rallegrarono e andarono subito nel bosco, per andare a prendersi anche loro un alberello per i loro bambini. Le altre persone che videro questi, li imitarono, ognuno si prese un abete e lo decorò, chi in un modo, chi in un altro, ma luci, mele e nocciole le mettevano tutti quanti. Quando si fece sera ardeva in tutto il villaggio, casa per casa, un albero di Natale, dovunque si sentivano canzoni di Natale e il giubilo e le risa dei bambini.


Da lì l'albero di Natale ha fatto il giro di tutta la Germania e da lì del mondo intero.

venerdì 4 ottobre 2013

E' di nuovo Oktoberfest al Grano e Sale !

Dopo il successo del 2012 la Pizzeria Grano e Sale ripropone la propria Oktoberfest Bavarese anche quest'anno !   
Da Mercoledì 9 a Venerdì 18 Ottobre Grano e Sale si trasforma nell'interno di una tipica Zelt bavarese, proponendo gusti, odori, colori, musica e naturalmente la tipica Birra Paulaner che rende celebre ed amata la Festa tedesca per eccellenza !



In questo piccolo Blog abbiamo già ampiamente parlato dell'Oktoberfest, ed allora -avvicinandosi la ricorrenza Narnese- bavarese - per chi se li fosse persi, riproponiamo oggi proprio  i post dedicati all'evento dell'anno passato: una piccola guida  in 2 parti  (Parte 1 e Parte 2) ed un post speciale dedicato alla tipica Birra dell'Oktoberfest, la Maerzenbier (eccolo qui). 


Buona lettura, ed - in attesa della vostra visita - Prost !




giovedì 1 agosto 2013

Buone Vacanze !

Sia che andiate a friggere in spiaggia per poi rinfrescarvi in  acqua, oppure sui monti, a passeggiare e prendere il fresco, o ancora su un'isola deserta o a New York, Berlino, Parigi... insomma ovunque trascorrerete le vostre meritate vacanze (anche all'ombra di un albero a casa, a rilassarsi, perché no?) il Blog di Grano e Sale vi augura

Buone Vacanze !!



Ci prendiamo una pausa anche noi per ricaricare le pile e ritrovarci più in forma di prima a Settembre !

domenica 14 aprile 2013

La tradizione delle birre primaverili: la Märzen Bier

La Märzen Bier (ovvero Birra di Marzo) ha una lunga tradizione in Germania, e la sua produzione è addirittura alla base dell'invenzione dell'Oktoberfest di Monaco (ne abbiamo già parlato nel blog, proprio con questo  post) ed è strettamente legata alla storia stessa dell'economia "rurale" tedesca.


 La Märzen è una birra della famiglia delle pale lager, le cui origini risalgono al XVII secolo, a bassa fermentazione, più forte di una lager comune, ed è prodotta mantenendo le temperature inferiori a 10 gradi durante il processo di birrificazione.
Il suo nome deriva dal mese di marzo (in tedesco: März) proprio perché prodotta alla fine della stagione birraria.
La celebre legge bavarese del 1539 – che è alla base della produzione della classica bionda tedesca - stabiliva infatti che la produzione di birra era consentita soltanto tra le festività di san Michele, il 29 settembre, e di san Giorgio, il 23 aprile.


Durante l’estate la produzione era vietata per il pericolo di incendi all'interno delle distillerie (che spesso si trovavano negli scantinati di case private, al centro delle città..) ed allora  con un sigillo ufficiale si chiudevano  le caldaie di miscela.



 In assenza di refrigerazione artificiale, per evitare che la birra perdesse sapore e tenore alcolico, i mastri birrai bavaresi crearono questa birra più alcolica e ricca di luppolo, che può conservarsi per circa sei mesi, così da resistere ai mesi estivi ed essere consumata in settembre-ottobre.
Proprio per questo la Oktoberfestbier, la birra servita ogni anno all'Oktoberfest di Monaco, festa che si tiene a partire da metà settembre, è una Märzen Bier.



In Germania questa birra è abbastanza robusta, con un forte  sapore di malto, ed un colore che varia tra il marrone pallido e il marrone scuro.
In Nord America è invece  più forte, e decisamente più amara. In Austria invece il termine Märzen indica invece una birra che tende ad assomigliare alle helles quanto a colore, corpo e sapore: è la tipologia di birra austriaca più popolare.


Tra i vari nomi con cui è conosciuta ricordiamo: Märzenbier, Festbier, Oktoberfestbier e Wiener Märzen.

lunedì 25 marzo 2013

La Pasqua a tavola: le tradizioni Umbre

Il periodo Pasquale in Italia - e nella nostra regione a maggior ragione - è caratterizzato da una serie di ricette e pietanze tipiche, piatti  tradizionali che si tramandano da generazioni e che non possono assolutamente mancare sulle nostre tavole.

Alcuni di questi cibi sono simbolici, legati alla religiosità, e non solo quella cristiana, bensì ad uno spirito "popolare" che si rintraccia sin dalla notte dei tempi; tra questi cibi  troviamo  le uova, immancabili, presenti in ogni forma, e combinazione: le moderne uova di cioccolato sono infatti solo un'evoluzione "consumistica" delle classiche uova alla coque, servite con carciofi, asparagi, ed altre verdure di stagione accanto ai salumi ed ai formaggi.


Un piatto composito, ricco, che tradizionalmente si accompagnava - soprattutto nelle campagne umbre - alle pizze di Pasqua, salate e dolci, che caratterizzavano la cosiddetta "Colazione Pasqualina", quindi destinato ad essere consumato dall'intera famiglia proprio nella mattina del giorno di Pasqua, per celebrare degnamente la fine delle ristrettezze alimentari dettate dalla Quaresima.



Tra i dolci tipici Pasquali non possiamo dimenticare la "Colomba", il dolce italiano per eccellenza in questo periodo, presente  in tutta  la penisola, il cui valore simbolico è ben rappresentato dal nome e dalla forma: la colomba come simbolo di pace, il segno dello Spirito Santo, non a caso presente  in molte rappresentazioni iconiche proto-cristiane.  La Colomba  in Umbria però è solo seconda per scelta rispetto alla cosiddetta pizza dolce (o torta Pasqualina), un prodotto strettamente legato alla Valnerina ed alla città di Terni, da cui ha velocemente invaso pacificamente tutta la regione e, di seguito, l'Italia centrale.



Il ruolo determinante all'interno delle tradizioni Pasquali però lo gioca senza dubbio la Pizza di Pasqua salata, o Pizza al formaggio, un vero e proprio must della cucina regionale primaverile, legata strettamente ai prodotti del territorio, che oggi viene prodotta in quasi ogni periodo dell'anno, ma che a Pasqua vede la massima diffusione.



La pizza di Pasqua salata è il perfetto accompagnamento per i salumi umbri, tra cui il capocollo (o lonza), il salame ed il classico prosciutto di Norcia, un elemento alimentare e sociale, che grazie alla sua composizione può essere conservata a lungo, per essere poi consumata anche dopo la Pasqua, magari sui prati, con gli amici, quando si organizzano le prime scampagnate approfittando del bel tempo, e si parte per rilassarsi nella straordinaria natura umbra, e mangiucchiare pezzi di pizza Pasqualina con salumi e salsicce...

giovedì 14 febbraio 2013

La pietra angolare dell'amore - San Valentino

San Valentino - vista anche la "territorialità" del Santo ternano - val bene un post, anzi una riflessione veloce, seppure attenta, e dopo aver cercato tra i meandri della storia, scorso le pagine migliori della letteratura universale, dopo aver letto parole, parole, parole, ho finalmente colto la vera essenza dell'Eros (diverso dall'Agape) così come lo intende l'uomo moderno, con tutta la "sovrastruttura" romantica che si associa al termine.

Ho trovato la pietra angolare dell'amore (ma era facile in realtà...), ben nascosta tra centinaia di alte pietre, a delimitare un muro di cinta di un giardino, incastonata, sghemba, vicino ad altri mattoni, a prima vista insignificante, grigia, anzi di un ocra sporco, appena toccata da un piede che cerca un appiglio per superare quel limite invalicabile dell'odio e del pericolo, per giungere sotto ad una finestra, e  - di notte - godere della visione di un sole che sorge, e che annienta la luna con il suo splendore inatteso, come in una eclissi all'incontrario.

Tutte le parole, gli aggettivi, i sostantivi, tutti i sospiri, i mugugni, le risa e le lacrime, tutte le metafore del mondo, le iperboli ed i simboli, tutto ciò che scriviamo, pensiamo, sogniamo di notte e di giorno, rapiti dall'immagine del nostro desiderio, tutte le lettere scritte e mai spedite, tutti i graffiti insensati pieni di sigle, tutti i lagnosi TVB, tutti gli osceni 6MSC dipinti sui muri, tutti i lucchetti sacrificati sui ponti, tutti gli scarabocchi vergati sui diari durante le pigre lezioni di latino, tutte le poesie infantili, le frasi rubate, le citazioni inattese trascritte furtivamente su fogli volanti, tutti  gli incarti di baci Perugina lasciati tra le pagine dei libri amati, a mo' di segnalibro, tutte le canzoni, tutti i musicals, i  film natalizi e quelli Valentiniani, tutte le soap operas e le serie tv, insomma tutto lo scibile umano che attiene all'amore rappresentato nasce da questa breve scena, e dal dialogo che ne segue, scritto attorno al 1596:

domenica 30 dicembre 2012

Happy New Year !

Chiudiamo il 2012 con i migliori auguri a tutti i lettori, ai visitatori, ai clienti, agli amici (ed ai nemici, siamo buoni noi...), ringraziamo tutti per essere passati al Grano e Sale, per aver mangiato con noi, oppure per aver ci dedicato  qualche minuto qui, su questo Blog, che chiude anche il suo primo anno, e vi aspettiamo - se volete - per passare la Notte di san Silvestro da noi, in pizzeria!



A tutti  auguriamo di cuore BUON ANNO NUOVO, e che il  2013 sia pieno di gioia, pace, salute e di sogni realizzati!
Immaginate ora di essere a New York, a Times Square, per la classica caduta della sfera che inaugura il 2013, ed allora cosa c'è di meglio che iniziare l'anno con un classico ?
Ecco la mia versione favorita di Auld Lang Syne, con la splendida Lea Michele....

Auguri da me, Chiara e tutti collaboratori di Grano e Sale e del blog.

giovedì 29 novembre 2012

I sapori contadini in Umbria

Nella settimana che va dal 27  Novembre al 7 dicembre Grano e Sale si trasforma per qualche giorno  in una vera e propria "aia"  contadina, con la prima edizione della Festa di campagna. Ogni sera il menù propone infatti sapori, profumi, suggestioni (e persino giochi) legati alla nostra tradizione contadina, con tanto di gara della "pesa ad occhio" del prosciutto, come nelle migliori tradizioni delle feste rurali.



La festa di Grano e Sale  ci da' l'occasione di fare un breve excursus su alcuni punti forti della tradizione culinaria (ed alimentare in genere) del nostro territorio, quello  Narnese . nello specifico - che si inserisce nella più vasta tradizione Umbro-sabina.

L'Italia centrale è sempre stata una sorta di "cerniera" culturale tra il nord longobardo ed il  sud latino-mediterraneo, un territorio che ha assorbito usi alimentari da entrambe le zone, mescolandoli a modo suo, creando un ibrido culinario che nei secoli ha rappresentato la sua vera identità culturale-alimentare.
Gli storici dell'alimentazione (tra cui massimo Montanari) amano parlare di linee alimentari che sin dall'antichità hanno caratterizzato la penisola: al nord la linea maiale-burro (o lardo) - cereali, a sud quella grano-ulivo-vite, rifacendosi alle coltivazioni ed agli alimenti più in voga sin dall'alto medioevo-
Il nord "longobardo" (e precedentemente celtico) si caratterizza per la cacciagione, l'allevamento del maiale, l'essiccazione delle carni, e l'uso smoderato di grassi animali per il condimento delle vivande, tra cui il lardo (e successivamente il burro) la fanno da padroni.



La bassa incidenza iniziale della vite (poi impiantata dai romani..) porta ad usare vari cereali per preparare bevande alcoliche simili alla birra - come già spiegato in questo post di qualche tempo fa' - di cui i sovrani romano-barbari vanno pazzi.

La supremazia del maiale tra le carni è testimoniata dall'importanza che i Longobardi davano all'allevamento suino in Italia, con tanto di "ufficiali" addetti al loro mantenimento in Umbria e Toscana (l'arciporcaro), ed infatti molto frequenti sono i toponimi legati alla loro presenza anche nel nostro territorio: Borgaria ad esempio, o  Portaria (presso terni), sono entrambi etimi "ingentiliti" da Porcaria.



La tradizione è molto antica; frequenti sono infatti le raffigurazioni dei maiali (o cinghiali) nelle tombe delle popolazioni Umbre, ed il ritrovamento di bronzetti votivi nella necropoli di Pentima, accanto a figure umane, ne è testimone.



In Umbria si sviluppa quindi la lavorazione della carne di maiale, Norcia diventa la "capitale" dell'arte che proprio da questa città prenderà il nome, la norcineria appunto.



I salumi umbri sono sin dal medioevo sinonimo di qualità, la carne di maiale si cucina, si sala per la conservazione, si trasforma, si include in ogni pietanza, e viene consumata in quasi tutte le stagioni, sebbene la tradizionale "spaccatura del maiale" avvenga proprio all'inizio dell'inverno, a dicembre, quando le famiglie si  riuniscono nel casolare per preparare la carne, salarla, trasformarla in salsicce, prosciutti ecc, un'operazione che dalle nostre parti avviene  ancora oggi, nel solco di una tradizione conviviale - contadina secolare.

L'Umbria però - dicevamo - è una cerniera tra nord e sud, e la vasta presenza di ulivi (con tutta la valenza simbolica di questa pianta, basti pensare a san Francesco..) sulle nostre colline determina da sempre il secondo grande "segno" culinario: l'olio d'oliva.


E' singolare che nei trattati di cucina medievali umbri il condimento a base di sale e lardo (anche per la conservazione della carne) venga spesso accostato all'uso dell'olio appunto, una convivenza pacifica tra i due Principi della tavola contadina, che qui non sembrano "bisticciare" per la supremazia come avveniva altrove in Italia.

L'olio ed il grano quindi, e conseguentemente l'altra grande invenzione della cucina contadina: le zuppe di pane ed  olio e - soprattutto - la bruschetta, l'alfa e l'omega dell'alimentazione popolare da sempre, la koinè alimentare dell'Italia centrale, la perfetta coniugazione dei 2 elementi mediterranei presenti in queste terre: l'olio ed il pane.
La bruschetta - così come la pizza - è la base, il minimo indispensabile, il primo contatto del pane (quello umbro senza sale è il migliore allo scopo...) con l'olio nel frantoio, dopo la scottatura nel forno, con la semplice aggiunta di un pizzico di sale e pochissimo aglio, ma questa è solo la sua condizione "basic", sicuramente  la più genuina, originale. Poi però arriva il resto: i pomodorini, i formaggi, addirittura la nobilitazione del povero pasto con il tartufo o i vari patè ecc...
La bruschetta è democratica, non ammette alto o basso, è nobile e popolare al tempo stesso, secondo i gusti!



Ecco quindi  che la Festa di Campagna di Grano e Sale non è solo una ghiotta occasione conviviale, bensì un ennesimo passo nel solco di questa nostra tradizione secolare, verso la soddisfazione del palato e - perchè no? - dell'anima.

giovedì 1 novembre 2012

Un pezzetto di Baviera in Umbria (foto album)

Ora che il mese di Ottobre è finito, lasciando lo spazio a Novembre, anche la nostra Oktoberfest è giunta al termine, ma c'ha lasciato il retrogusto dell'ottima Paulaner, tanta allegria e molte  "good vibrations", che la nostra Chiara ha diligentemente immortalato in queste foto:

Le nostre Kellnerinnen alla mescita 

Massimo il  Bavarese in Lederhosen !

Strani Bavaresi con improbabili cappelli...

Prosit !

Vere bionde pseudo Bavaresi !

L'allegria della Paulaner

Mahlzeit ! ( buon appetito )

Quando il gioco si fa duro....

Grano e Sale trasformata in una Brauhaus

Il borsellino perfetto !

Probabilmente  un montanaro delle Alpi bavaresi..


Ed infine la nostra fotografa e collaboratrice in perfetto outfit bavarese: Chiara !!

Auf wiedesehen ed  alla prossima !





lunedì 15 ottobre 2012

L'Oktoberfest arriva a Narni (nel mese giusto !)

Ora che grazie ai due post precedenti (questo il primo, e questo il secondo, per i più sbadati..) sappiamo quasi tutto dell'Oktoberfest di Monaco, possiamo godercela direttamente a casa, assaporandone atmosfere, colori, suoni e soprattutto godendoci un po' della sua Birra ufficiale: la mitica Paulaner !
Il tutto comodamente a casa nostra, ovvero nel ristorante pizzeria Grano e Sale, dal 16 al 26 Ottobre, in tempo per poter festeggiare insieme, senza rischiare di perdersi nemmeno una goccia di birra.


Il menù della festa comprende alcune portate tipiche dell'evento bavarese, tra cui il pollo arrosto ("A hoibas Hendl" in dialetto bavarese), lo stinco alla birra ("Schweinshaxen") le Bretzn'  e gli immancabili Wursten !

La regina della nostra Oktoberfest sarà però la Paulaner Oktoberfest Bier, una delle birre più bevute ed universalmente celebrate durante la festa di Monaco.



La storia della birra Paulaner è strettamente legata alla città di Monaco ed alla sua festa principale; il suo nome invece ne rivendica le radici "conventuali": la prima produzione risale infatti al 1634, quando i Frati dell'ordine di san Francesco da Paola (da cui il nome Paulaner) cominciano a produrre la bevanda per il loro convento bavarese.
Secondo la tradizione un tale Frate Barnaba si distinse poi come Biermeister (mastro birraio) e nel 1773, creò la birra Heiligvater, che procurava un senso di sazietà e probabilmente anche una certa allegria, da cui successivamente si ricavò la ”Salvator“, che si beve ancora oggi in tutto il mondo: forte e scura, non troppo dolce, robusta, maltata e assolutamente unica.




La Paulaner è stata una delle birre ad accedere alla Wiesn' in occasione dell'Oktoberfest, con un prodotto esclusivo, pensato proprio per l'occasione: l'Oktoberfest Bier appunto.  Una birra dal gusto corposo che si abbina straordinariamente alle specialità bavaresi come il pollo arrosto o lo stinco di maiale. Con una gradazione alcolica pari a 6% , quindi leggermente più forte della birra chiara. 




Oggi la Paulaner ha una sua birreria / ristorante a Monaco, ma i suoi prodotti possono essere gustati in tutto il mondo, visto che è una delle birre tedesche maggiormente amate ed esportate, e la sua fama è legata anche alla squadra del Bayern Monaco, a cui è legata da molti anni: in occasione delle vittorie della squadra bianco rossa la Paulaner da sempre organizza feste e celebrazioni. Ad esempio nel 2008, l’anno della doppietta (campionato e coppa di Germania), i tifosi hanno potuto festeggiare al Viktualienmarkt di Monaco con 19.000 litri di birra !





Per tutti questi motivi, e per altri ancora, la Paulaner resta la Regina dell'Oktoberfest, ed in questi giorni Sua Maestà è in visita proprio a Narni, e vi aspetta dal 16 al 26 Ottobre alla Pizzeria Grano e Sale

Prost Paulaner !

martedì 18 settembre 2012

L' Oktoberfest di Monaco: Una piccola guida aggiornata (2)


Come promesso nel post precedente, ecco la seconda parte del nostro breve viaggio alla scoperta dell'Oktoberfest di Monaco: oggi proponiamo una vera - seppur breve - guida agli avventori in terra Bavarese, in cui cercheremo di dare consigli e suggerimenti. Qui troverete forse anche dei concetti già accennati nel primo post dedicato all'evento, ma - come si dice - repetita juvant

Questa piccola guida  si propone di dare delle dritte a tutti i prossimi visitatori della kermesse "luppolosa" bavarese, soprattutto a chi ci va per la prima volta, e nasce dall'esperienza pluriennale del sottoscritto, come utente e come accompagnatore di gruppi italiani negli anni passati (quindi anche da sobrio).
  
La guida è questa:
Sfatiamo subito un mito: nel caso in cui decidiate di visitare Monaco espressamente per partecipare alla bolgia birresca in Ottobre, beh, state atenti alle date. Quest'anno la festa si svolge dal 22 settembre al 7 Ottobre! Quindi, malgrado il nome possa ingannare, la vera festa è settembrina, ergo evitate di aggirarvi con macchine, camper o a piedi nel bel mezzo di Ottobre a Monaco: vi prenderanno per pazzi, o - nella migliore delle ipotesi - vi dirotteranno verso la famosa Hofbräuhaus, deliziosa e storica birreria al centro di Monaco.

La sede principale della HB a Monaco

Capitolo trasporti: molti visitatori italiani si affollano durante il secondo weekend della festa (e gli indigeni lo sanno bene, quindi si attrezzano con depliants italiani, souvenirs italiani ecc ecc..) arrivando con camper e roulottes. Se vi spostate con tali mezzi, preparatevi a rimanere fuori del centro storico della città. Gentili ma inflessibili poliziotti vi stopperanno all'uscita dell'autostrada (mentre voi proseguite in direzione Zentrum) e vi dirotteranno verso uno dei tanti campeggi -lager allestiti ai margini della città, ovvero - normalmente - proprio in un'altra città, tra Rosenheim e Landsberg... Di lì avrete la possibilità di arrivare al centro via S-Bahn (un trenino di superficie che poi diventa Metro in città). Non insistete ad addentrarvi con le auto.

Se invece avete optato per treno/ aereo/ auto propria, cercate una pensione e/o hotel preferibilmente dalle parti della stazione: tra Goethe Strasse, Schiller Strasse, Bayer Strasse, Arnulfstrasse ce ne sono di carini, abbastanza puliti e a buon mercato. Cercate pure su internet (magari affidatevi a TripAdvisor) e poi prenotate in fretta!! Calcolate che il periodo dell'Oktoberfest è considerato alta stagione, quindi con la fascia di prezzi più alti.
Una postilla: se venite con auto propria, cercate una sistemazione che vi offra un parcheggio privato, magari anche a pagamento, altrimenti il gioco non vale la candela.

Isartor: una delle antiche porte di Monaco che segnano l'inizio del centro storico
  
Nessuno a Monaco vi parlerà dell'Oktroberfest, la parola indigena più usata è Wiesn (contrazione di Theresien-Wiese, dal nome del prato/parco in cui si piantano i tendoni dei produttori di birra), quindi non sorprendetevi se questa parola risalterà ovunque in città, mentre il termine Oktoberfest sarà molto meno presente.

Una volta approdati alla Wiesn, stanchi ed assetati, sarete accolti da una sorta di mega luna park con le tipiche attrazioni della fiera di paese: dalle temibili montagne russe, al calcinculo, dal trenino tipo brucomela alla casa degli specchi (dove si mormora siano ancora dispersi dei turisti ubriachi di Como dal 2005...). Di tendoni nemmeno la traccia. Allora? beh, in realta ai lati dello stradone - luna park, sono in bella vista delle megastrutture di legno, tipo enormi baite tirolesi, il cui interno può ospitare fino a 6000 persone (sic!) e sono caratterizzate dal logo della rispettiva birra: HB, Paulaner, Loewenbraueu (col tipico leone), Franziskaner ecc... Ecco. Queste sono le mitiche Zelten (=tende).

La Zelt della Paulaner durante la sfilata inaugurale

Nelle ore di punta (cioè dalle 11 in poi, oppure quando fuori piove, evento comune...) molte Zelten saranno piene fino all'orlo, allora cartelli o messaggi su display avvisano che il luogo è chiuso per sovraffollamento. In questo caso le file bibliche che si formano davanti alle entrate (di norma 4, anche se in realtà le laterali son più uscite di emergenza) saranno inutili. Meglio spostarsi un po' e non far innervosire quei simpatici signori della security in nero, vagamente minacciosi nell'aspetto (lo sono davvero), solitamente ingaggiati tra le palestre di boxe più infime di Monaco.. 
P.S. i sopra citati energumeni a stento parlano tedesco, diciamo che biascicano il bavarese, di inglese nemmeno a parlarne, ergo evitate frasi tipo "please I want to come in and drink!"

La security crea un cordone di sicurezza

Una volta dentro il tendone (agognata meta) cercate un posto a sedere, anche uno strapuntino in un tavolo di australiani brilli è ok. Se rimarrete più giorni sarebbe consigliabile addirittura prenotare un tavolo, ma la possibilità è molto bassa.. In piedi nessuna Kellerin vi servirà da bere. Quindi - se in gruppo numeroso - optate per la suddivisione in piccoli gruppi e datevi appuntamento preferibilmente all'esterno accanto ad un luogo noto (non basta dire "ci vediamo qui fuori" quando fuori ci sono 120.000 persone vestite simili...), ben visibile ed evidente. Ricordate che all'uscita sarete forse brilli, quindi i colori e le forme per lo più saranno indistinguibili... Seduti? Ok! Godetevi la birra!

Tipica folla da sabato pomeriggio alla Wiese...

Non chiedete birre piccole o altre bevande. E' inutile, a mano che non siate nella Zelt della Franziskaner dove si può ordinare una Hefe da mezzo litro. Di solito però la misura tipo è un Mass (più o meno un litro), anche se la birra non raggiunge mai l'orlo. Un Mass quest'anno costa tra 9,10 e 9,50 Euro. Calcolate sempre che le Kelerinnen vivono di mancia, quindi scordatevi il resto. Preparatevi a pagare in turno, ovvero se siete 4 ogni partecipante paga un intero giro, poi il 2° pagherà tutto e così via... 

Un tipico Mass

Se prendete un Mass all'esterno della Zelt, nello spazio riservato al Giardino con altri tavoli, vi si chiederà un Euro in più come Pfand, ovvero cauzione. Avrete un gettone di plastica da 1 Euro che poi dovrà essere riconsegnato insieme al vuoto alla cassa. Così riavrete indietro i soldi da reinvestire...

A propos Kellnerinnen: alcune molto carine, altre invece sono nerborute copie al femminile del nonno di Heidi, tutte comunque indaffarate e molto concentrate sul proprio lavoro, e sempre (sottolineo sempre) in contato visivo con le bodyguards si cui sopra. Quindi, a meno che che loro apprezzino palesemente il vostro approccio e quindi facciano una pausa per sedersi al vostro tavolo (evento raro, ma capita), evitate di infastidirle, a meno che non vogliate essere trascinati via per un'orecchio all'esterno e/o malmenati dai nerboruti men in black. Meglio puntare sulle turiste straniere brille che sicuramente non mancano (le americane o le australiane sbronze sono quasi una garanzia..).

Una tipica Kellnerin che trasporta 10 litri di bionda (sic!)

Il Cibo: nella Zelt - è ovvio - si beve. Molto. Si cantano a squarciagola canzoncine popolari tedesche o l'onnipresente Hey Baby (dello svizzero Dj Oetzi), si suda (tantissmo! anche se fuori è fresco/freddo dentro la temperatura e l'umidità vi daranno la sensazione di stare in una serra) ed ogni tanto si mangia. Se non altro per quietare l'alcol in pancia. Un vero Must da Oktoberfest sono le gigantesche Brezel (o Brezn in Bavarese), croccanti, salate in superficie che però aumentano la sete. Per andare più sul sostanzioso, optate per il pollo (mezzo pollo) con gnocco di patata (Hendl mit Kartoffelknoedel) oppure per i sempreverdi Wuerstel con Suerkraut (crauti).

Arriva il pollo con i canederli di patate !
  
Servizi igienici: ben individuabili ovunque, all'esterno dei tendoni, guardando in alto agli incroci delle strade, vedrete spesso un cupido con arco e frecce che indica verso un doppio zero (00): quella è la direzione per raggiungere i pissoirs più vicini. Un po' di problemi in più - come sempre - per le signore, con file più lunghe ed attese più snervanti..

Il cupido della pipì indica la strada

Soddisfatta la gola, il palato e con l'ugola annientata dall'alcol e dalle canzoni, potrete uscire a rivedere le stelle. Soprattutto se calcoliamo che vi siete entrati attorno alle 10 e sono già le 20... Non dimenitcate che le Zelten chiudono immancabilmente attorno alle 23!! Fuori farà fresco, ed umido, e voi sarete tentati dal portarvi a casa il solito boccale - souvenir senza pagare! Errore gravissimo! Gli italiani sono noti in tutta la Baviera per questa usanza poco civile, e spesso identificati al volo dalla security grazie agli immancabili zaini Invcta che suonano come campanelle natalizie all'uscita dal tendone. Se proprio volete (ma, ripeto, è vietato!!) provare il brivido il consiglio è quello di suddividere il bottino in più persone, in borse più grandi, mai mettendo insieme 2 bicchieri che suoneranno all'unisono (ma ripeto è vietato!!). Poi sperate che non vi controllino comunque.

 Capitolo: Souvenirs (ufficiali): lungo la Wiesn troverete stands e baracchini pieni di improbabili (ma amatissimi) cappelli di peltro da fungo bavarese, T-shirt vagamente ironiche inneggianti all'ubriachezza (Ok, ne ho una anch'io, ma è un peccato  di gioventù...) e tantissimi cuori di Marzapane (immangiabili, da parata!), vero status symbol della festa. Ogni cuoricino riporta un motto amorevole, ergo sono per lo più destinati alle vostre donzelle. Non è raro infatti vedere ragazze orgogliose di indossare al collo questi cuori odorosi di cannella a mo' di pendaglio, con la scritta "I Mog di!" (mi piaci, in bavarese) o simili, mentre è inopportuno che i ragazzi un po' sbronzi ne mettano al collo uno, magari passeggiando insieme all'amico di sbronza...

Sfilata di cuoricini di marzapane per i più romantici
  
Ultimo capitolo: the long way home. A meno che non siate stati fortunati ed abbiate trovato un hotel o pensione nelle vicinanze della Wiese, per tornare in centro dovrete prendere la U-Bahn (Metropolitana) alla stazione di Theresienwiese. Durante la festa funziona fino oltre le 01.00 di notte (poi solo i taxi) ma più ci si avvicina all'ora di chiusura, maggiore sarà la fila per entrare nei vagoni, e la ressa. La security lungo i binari spesso usa modi un po' pesanti per fare entrare i blocchi di persone nei vagoni. L'importante è lasciarsi trasportare dalla marea, in un certo senso, e darsi appuntamento con eventuali amici a terra alla stazione prescelta.

Tutti a casa, ma con calma...


Buon viaggio e buon divertimento (Viel Spass ) !